PARTE GENERALE

1. PREMESSA

GiVi Holding S.p.A., (di seguito anche “Società”/“GiVi”), con riferimento alla disciplina della responsabilità amministrativa delle società per taluni reati, introdotta con D. Lgs. 231/2001 e successivamente integrata e modificata, ha inteso procedere all’adeguamento alle nuove normative dei propri modelli organizzativi, di gestione e di controllo. Tale adeguamento è inserito in un più ampio processo di verifica dei modelli di indirizzo e controllo previsti dal Codice di Autodisciplina in tema di Corporate Governance.
Il presente “Modello di organizzazione, gestione e controllo” (appresso, per brevità, il “Modello”) è stato adottato dal Consiglio di Amministrazione di GiVi Holding S.p.A. (di seguito “CdA”) con delibera del gg mese anno..
Il Modello si ispira alle “Linee Guida per la costruzione dei modelli di organizzazione, gestione e controllo ex D. Lgs. 231/01” emesse da Confindustria il 7 marzo, 3 ottobre 2002 e 31 marzo 2008, nel rispetto dei principi e delle regole sostanziali sanciti dal Codice Etico adottato dal Consiglio di Amministrazione di GiVi Holding S.p.A. in data 17 Dicembre 2012.


2. DEFINIZIONI

“Destinatari”:
• gli Amministratori e tutti coloro che rivestono nella Società funzioni di rappresentanza, amministrazione e direzione, anche di fatto, di GiVi Holding S.p.A. o comunque di un sua unità organizzativa dotata di autonomia finanziaria e funzionale;
• i dipendenti (per tali intendendosi tutti coloro che sono legati alla Società da un rapporto di lavoro subordinato, ivi inclusi i dirigenti);
• i collaboratori sottoposti alla direzione o vigilanza del management aziendale della Società (di seguito i “Destinatari”).
“Modello”: il modello di organizzazione, gestione e controllo previsto dal D. Lgs. 231/2001.
“D. Lgs. 231/2001” o anche, brevemente “Decreto”: il Decreto Legislativo n. 231 dell’8 giugno 2001 e successive modifiche e/o integrazioni.
“Operazioni Sensibili”: operazioni o atti che si collocano nell’ambito dei Processi Sensibili e possono avere natura commerciale, finanziaria, o societaria.
“Organi Sociali”: i membri del Consiglio di Amministrazione e del Collegio Sindacale di GiVi Holding S.p.A.
“Organo di Vigilanza”: organismo preposto alla vigilanza sul funzionamento e sull’osservanza del Modello e al relativo aggiornamento.
“P.A.”: la Pubblica Amministrazione, inclusi i relativi funzionari e i soggetti incaricati di pubblico servizio.
“Partner”: controparti contrattuali di GiVi Holding S.p.A., quali ad esempio fornitori, agenti, Partner, sia persone fisiche che persone giuridiche, con cui la società addivenga ad una qualunque forma di collaborazione contrattualmente regolata, ove destinati a cooperare con l’azienda nell’ambito dei Processi Sensibili.
“Processi Sensibili”: attività di GiVi Holding S.p.A. nel cui ambito ricorre il rischio di commissione dei Reati.
“Reati”: i reati ai quali si applica la disciplina prevista dal D. Lgs. 231/2001 e successive modifiche e variazioni.

3. IL DECRETO LEGISLATIVO 231/2001 - SOGGETTI, FATTISPECIE CRIMINOSE E SANZIONI
3.1. Responsabilità Amministrativa degli Enti
La responsabilità amministrativa da reato delle società, e degli enti in genere, è stata introdotta dal D. Lgs. 231/2001, recante la “Disciplina della responsabilità amministrativa delle persone giuridiche, delle società e delle associazioni anche prive di personalità giuridica”, e discende da alcuni reati commessi, nell’interesse o a vantaggio degli enti citati, da persone che rivestono funzioni di rappresentanza, di amministrazione o di direzione dell’ente o di una unità organizzativa dotata di autonomia finanziaria e funzionale, nonché da persone che esercitano, anche di fatto, la gestione e il controllo dello stesso e, infine, da persone sottoposte alla direzione o alla vigilanza di uno dei soggetti sopra indicati.
La responsabilità della società è diretta, e si aggiunge a quella personale della persona fisica che ha commesso il reato.
La finalità perseguita dal legislatore è di imputare conseguenze sanzionatorie, per gli illeciti penali previsti, direttamente alla società, comminando alla stessa sanzioni, di varia gradazione ed in prevalenza pecuniarie, anche col fine di prevenzione nella commissione dei reati. Per tutti gli illeciti commessi è sempre prevista l’applicazione di una sanzione pecuniaria; per i casi più gravi sono previste anche misure interdittive, quali la sospensione o revoca di licenze e concessioni, il divieto di contrarre con la Pubblica Amministrazione, l’interdizione dall’esercizio dell’attività, l’esclusione o revoca di finanziamenti e contributi, il divieto di pubblicizzare beni e servizi. Una ancor più spiccata funzione di prevenzione è affidata al sistema di esonero della responsabilità per la società, di cui appresso.

3.2. I reati previsti dal Decreto
I reati, dal cui compimento è fatta derivare la responsabilità amministrativa dell’ente, sono quelli espressamente e tassativamente richiamati dal D. Lgs. 231/2001 e successive modifiche ed integrazioni.

Si elencano di seguito i reati attualmente ricompresi nell’ambito di applicazione del D. Lgs. 231/2001 e da leggi speciali ad integrazione dello stesso:

1. Reati contro la Pubblica Amministrazione (artt. 24 e 25) modificati con Legge 190 del 6 novembre 2012:
o Indebita percezione di erogazioni a danno dello Stato o di altro ente pubblico o dell’Unione europea (art. 316-ter c.p.);
o Malversazione a danno dello Stato o di altro ente pubblico o dell’Unione Europea (art. 316-bis c.p.);
o Concussione (art. 317 c.p.) – come modificata dall’art. 77 lett. a) della L.190/2012;;
o Truffa in danno dello Stato o di un ente pubblico (art. 640, comma 2, n. 1, c.p.);
o Truffa aggravata per il conseguimento di erogazioni pubbliche (art. 640-bis c.p.);
o Frode informatica a danno dello Stato o di altro ente pubblico (art. 640-ter c.p.);
o Corruzione (artt. 318, 319, 320, 322-bis c.p.);
o Induzione indebita a dare o promettere utilità (319-quater introdotto dall’art.75 lett. i) della L.190/2012;
o Istigazione alla corruzione (art. 322 c.p.);
o Corruzione in atti giudiziari (art. 319-ter c.p.).

2. Delitti informatici e trattamento illecito di dati introdotti dalla Legge 48/2008 (art. 24-bis):
o Accesso abusivo ad un sistema informatico o telematico (art. 615-ter c.p.);
o Detenzione e diffusione abusiva di codici di accesso a sistemi informatici o telematici (art. 615-quater c.p.);
o Diffusione di apparecchiature, dispositivi o programmi informatici diretti a danneggiare o interrompere un sistema informatico o telematico (art. 615-quinquies c.p.);
o Intercettazione, impedimento o interruzione illecita di comunicazioni informatiche o telematiche (art. 617-quater c.p.);
o Installazione di apparecchiature atte ad intercettare, impedire od interrompere comunicazioni informatiche o telematiche (art. 617-quinquies c.p.);
o Danneggiamento di informazioni, dati e programmi informatici (art. 635-bis c.p.);
o Danneggiamento di informazioni, dati e programmi informatici utilizzati dallo Stato o da altro Ente Pubblico o comunque di pubblica utilità (art. 635-ter c.p.);
o Danneggiamento di sistemi informatici e telematici (art. 635- quater c.p.);
o Danneggiamento di sistemi informatici e telematici di pubblica utilità (art. 635-quinquies c.p.);
o Frode informatica del soggetto che presta servizi di certificazione di firma elettronica (art. 640-quinquies c.p.).

3. Delitti di criminalità organizzata introdotti dalla Legge 94/2009 (art. 24 ter):
o Associazione per delinquere, anche diretta a commettere taluno dei delitti di cui agli articoli 600, 601 e 602, nonché all’articolo 12, comma 3-bis, del testo unico delle disposizioni concernenti la disciplina dell’immigrazione e norme sulla condizione dello straniero, di cui al Decreto Legislativo 25 luglio 1998, n. 286 (art 416 c.p.);
o Associazioni di tipo mafioso anche straniere (art. 416-bis c.p.);
o Scambio elettorale politico-mafioso (art. 416-ter c.p.);
o Sequestro di persona a scopo di estorsione (art. 630 c.p.);
o Associazione per delinquere finalizzata al traffico illecito di sostanze stupefacenti o psicotrope (art. 74 D.P.R. 9 ottobre 1990 n. 309);
o Delitti di illegale fabbricazione, introduzione nello Stato, messa in vendita, cessione, detenzione e porto in luogo pubblico o aperto al pubblico di armi da guerra o tipo guerra o parti di esse, di esplosivi, di armi clandestine nonché di più armi comuni da sparo, escluse quelle previste dall'articolo 2 comma 3, della legge 18 aprile 1975, n. 110 (art. 407 comma 2, lett. a), numero 5) c.p.p.).

4. Reati in materia di falsità in monete, in carte di pubblico credito, in valori di bollo e in strumenti o segni di riconoscimento, introdotti dalla Legge 409/2001 e modificati con Legge 99/2009 (art. 25-bis):
o Falsificazione di monete, spendita e introduzione nello Stato, previo concerto, di monete falsificate (art. 453 c.p.);
o Alterazione di monete (art. 454 c.p.);
o Contraffazione di carta filigranata in uso per la fabbricazione di carte di pubblico credito o di valori di bollo e in strumenti o segni di riconoscimento (art. 460 c.p.);
o Fabbricazione o detenzione di filigrane o di strumenti destinati alla falsificazione di monete, di valori di bollo o di carta filigranata (art. 461 c.p.);
o Spendita e introduzione nello Stato, senza concerto, di monete falsificate (art. 455 c.p.);
o Spendita di monete falsificate ricevute in buona fede (art. 457 c.p.);
o Uso di valori bollati contraffatti o alterati (art. 464, commi 1 e 2, c.p.);
o Falsificazione di valori di bollo, introduzione nello Stato, acquisto, detenzione o messa in circolazione di valori di bollo falsificati (art. 459 c.p.);
o Contraffazione, alterazione o uso di marchi o segni distintivi ovvero di brevetti, modelli e disegni (473 c.p.);
o Introduzione nello Stato e commercio di prodotti con segni falsi (474 c.p.).

5. Delitti contro l’industria e il commercio, introdotti dalla Legge 99/2009 (art. 25-bis 1):
o Turbata libertà dell’industria o del commercio (art. 513 c.p.);
o Illecita concorrenza con minaccia o violenza (art. 513-bis c.p.);
o Frodi contro le industrie nazionali (art. 514 c.p.);
o Frode nell’esercizio del commercio (art. 515 c.p.);
o Vendita di sostanze alimentari non genuine come genuine (art. 516 c.p.);
o Vendita di prodotti industriali con segni mendaci (art. 517 c.p.);
o Fabbricazione e commercio di beni realizzati usurpando titoli di proprietà industriale (art. 517-ter c.p.);
o Contraffazione di indicazioni geografiche o denominazioni di origine dei prodotti agroalimentari (art. 517-quater c.p.).

6. Reati societari, introdotti dal D. Lgs. 61/2002 e modificati dalla Legge 262/2005 e dalla Legge 190/2012 (art. 25-ter):
o False comunicazioni sociali (art. 2621 c.c.);
o False comunicazioni sociali in danno della società, dei soci o dei creditori (art. 2622 c.c.);
o Falsità nelle relazioni o nelle comunicazioni delle società di revisione (art. 2624, commi 1 e 2 c.c.);
o Impedito controllo (art. 2625, comma 2, c.c.);
o Formazione fittizia del capitale (art. 2632 c.c.);
o Indebita restituzione dei conferimenti (art. 2626 c.c.);
o Illegale ripartizione degli utili e delle riserve (art. 2627 c.c.);
o Illecite operazioni sulle azioni o quote sociali o della società controllante (art. 2628 c.c.);
o Operazioni in pregiudizio dei creditori (art. 2629 c.c.);
o Omessa comunicazione del conflitto di interessi (art. 2629-bis c.c.);
o Indebita ripartizione dei beni sociali da parte dei liquidatori (art. 2633 c.c.);
o Illecita influenza sull’assemblea (art. 2636 c.c.);
o Aggiotaggio (art. 2637 c.c.);
o Ostacolo all’esercizio delle funzioni delle autorità pubbliche di vigilanza (art. 2638, commi 1 e 2, c.c.);
o Delitto di corruzione tra privati, nei casi previsti dal terzo comma dell’articolo 2635 del codice civile così come modificato dall’art. 76 della L.190/2012.

7. Delitti con finalità di terrorismo o di eversione dell’ordine democratico, introdotti dalla Legge 7/2003 (art. 25 quater):
o Associazioni con finalità di terrorismo anche internazionale o di eversione dell’ordine democratico (art. 270-bis c.p.);
o Assistenza agli associati (art. 270-ter c.p.);
o Arruolamento con finalità di terrorismo anche internazionale art. 270-quater c.p.);
o Addestramento ad attività con finalità di terrorismo anche internazionale (art. 270-quinques c.p.);
o Condotte con finalità di terrorismo (art. 270-sexies c.p.);
o Attentato per finalità terroristiche o di eversione (art. 280 c.p.);
o Atto di terrorismo con ordigni micidiali o esplosivi (art. 280-bis c.p.);
o Sequestro di persona a scopo di terrorismo o di eversione (art. 289-bis c.p.);
o Misure urgenti per la tutela dell’ordine democratico e della sicurezza pubblica (art. 1 d.l. 15/12/1979, n. 625 conv. con modif. in l. 6/02/1980, n. 15);
o Convenzione internazionale per la repressione del finanziamento del terrorismo New York 9 dicembre 1999 (art. 2).

8. Pratiche di mutilazione degli organi genitali femminili introdotti dalla Legge 7/2006 (art. 25–quater. 1):
o Pratiche di mutilazione degli organi genitali femminili (art. 583-bis c.p.).

9. Reati contro la personalità individuale, introdotti dalla Legge 228/2003 e modificati con la Legge 38/2006 (art. 25 quinquies):
o Riduzione o mantenimento in schiavitù o in servitù (art. 600 c.p.);
o Prostituzione minorile (art. 600-bis, commi 1 e 2, c.p.);
o Acquisto e alienazione di schiavi (art. 602 c.p.);
o Pornografia minorile (art. 600-ter c.p.);
o Detenzione di materiale pornografico (art. 600-quater c.p.);
o Pornografia virtuale (art. 600-quater.1 c.p.);
o Iniziative turistiche volte allo sfruttamento della prostituzione minorile (art. 600-quinquies c.p.);
o Tratta di persone (art. 601 c.p.)

10. Reati di abuso di informazioni privilegiate e di manipolazione del mercato, introdotti dalla Legge 62/2005 e modificati dalla Legge 262/2005 (art. 25-sexies):
o Abuso di informazioni privilegiate (art. 184 D. Lgs. 58/1998);
o Manipolazione del mercato (art. 185 D. Lgs. 58/1998).

11. Reati transnazionali, introdotti dalla Legge 146/2006:
o Associazione per delinquere (art. 416 c.p.);
o Associazioni di tipo mafioso anche straniere (art. 416-bis c.p.);
o Associazione per delinquere finalizzata al contrabbando di tabacchi lavorati esteri (DPR 43/1973, art. 29- quater);
o Associazione finalizzata al traffico illecito di sostanze stupefacenti o psicotrope (DPR 309/1990, art. 74);
o Disposizioni contro le immigrazioni clandestine (D.Lgs. 286/1998 art. 12);
o Induzione a non rendere dichiarazioni o a rendere dichiarazioni mendaci all’autorità giudiziaria (art. 377-bis c.p.);
o Favoreggiamento personale (art. 378 c.p.).

12. Reati colposi commessi in violazione della normativa antinfortunistica e sulla tutela dell’igiene e della salute sul lavoro, introdotti dalla Legge 123/2007(art. 25-septies):
o Omicidio colposo (art. 589 c.p.);
o Lesioni personali colpose, gravi o gravissime (art. 590 c.p.).

13. Reati in materia di ricettazione, riciclaggio e impiego di denaro di provenienza illecita introdotti dal D.Lgs. 231/2007 (art. 25-octies):
o Ricettazione (art. 648 c.p.);
o Riciclaggio (art. 648-bis c.p.);
o Impiego di denaro, beni o utilità di provenienza illecita (art. 648-ter c.p.).

14. Delitti in materia di violazione del diritto d’autore, introdotti dalla Legge 99/2009 (art. 25-novies):
o Immissione su sistemi di reti telematiche, a disposizione del pubblico, mediante connessioni di qualsiasi genere, di un’opera dell’ingegno protetta o di parte di essa (art. 171 comma 1, lett. a-bis), Legge 633/1941);
o Reati di cui al punto precedente commessi in riferimento ad un’opera altrui non destinata alla pubblicazione, ovvero con usurpazione della paternità dell'opera, ovvero con deformazione, mutilazione o altra modificazione dell'opera medesima, qualora ne risulti offesa all'onore o alla reputazione dell'autore (art. 171, comma 3, Legge 633/1941);
o Abusiva duplicazione, per trarne profitto, di programmi per elaboratore; importazione, distribuzione, vendita, detenzione a scopo commerciale o imprenditoriale o concessione in locazione di programmi contenuti in supporti non contrassegnati dalla SIAE; predisposizione di mezzi intesi unicamente a consentire o facilitare la rimozione arbitraria o l'elusione funzionale di dispositivi applicati a protezione di un programma per elaboratori (art. 171-bis, comma 1, Legge 633/1941);
o Riproduzione, trasferimenti su altro supporto, distribuzione, comunicazione, presentazione o dimostrazione in pubblico del contenuto di una banca di dati in violazione delle disposizioni di cui agli articoli 64-quinquies e 64-sexies Legge 633/1941, al fine di trarne profitto e su supporti non contrassegnati SIAE; estrazione o reimpiego della banca di dati in violazione delle disposizioni di cui agli articoli 102-bis e 102-ter Legge 633/41; distribuzione, vendita e concessione in locazione della banca di dati (art. 171-bis, comma 2, Legge 633/1941);
o Abusiva duplicazione, riproduzione, trasmissione o diffusione in pubblico con qualsiasi procedimento, in tutto o in parte, di un’opera dell’ingegno destinata al circuito televisivo, cinematografico, della vendita o del noleggio, dischi nastri o supporti analoghi ovvero ogni altro supporto contenente fonogrammi o videogrammi di opere musicali, cinematografiche o audiovisive assimilate o sequenze di immagini in movimento; abusiva riproduzione, trasmissione o diffusione in pubblico, con qualsiasi procedimento, di opere, o parti di opere, letterarie, drammatiche, scientifiche o didattiche, musicali o drammatico-musicali, multimediali, anche se inserite in opere collettive o composite o banche dati; detenzione per la vendita o la distribuzione, messa in commercio, concessione in noleggio o comunque cessione a qualsiasi titolo, proiezione in pubblico, trasmissione a mezzo della televisione con qualsiasi procedimento, trasmissione a mezzo della radio, ascolto in pubblico delle duplicazioni o riproduzioni abusive menzionate; detenzione per la vendita o la distribuzione, messa in commercio, vendita, noleggio, cessione a qualsiasi titolo, trasmissione a mezzo della radio o della televisione con qualsiasi procedimento, di videocassette, musicassette, qualsiasi supporto contenente fonogrammi o videogrammi di opere musicali, cinematografiche o audiovisive o sequenze di immagini in movimento, o di altro supporto per il quale è prescritta, ai sensi della Legge 633/1941, l'apposizione di contrassegno SIAE, privi del contrassegno medesimo o dotati di contrassegno contraffatto o alterato; ritrasmissione o diffusione con qualsiasi mezzo, in assenza di accordo con il legittimo distributore, di un servizio criptato ricevuto per mezzo di apparati o parti di apparati atti alla decodificazione di trasmissioni ad accesso condizionato; introduzione nel territorio dello Stato, detenzione per la vendita o la distribuzione, distribuzione, vendita, concessione in noleggio, cessione a qualsiasi titolo, promozione commerciale, installazione di dispositivi o elementi di decodificazione speciale che consentono l'accesso ad un servizio criptato senza il pagamento del canone dovuto; fabbricazione, importazione, distribuzione, vendita, noleggio, cessione a qualsiasi titolo, pubblicizzazione per la vendita o il noleggio, o detenzione per scopi commerciali, di attrezzature, prodotti o componenti, ovvero prestazione di servizi che abbiano la prevalente finalità o l'uso commerciale di eludere efficaci misure tecnologiche di cui all' art. 102-quater, Legge 633/1941 ovvero siano principalmente progettati, prodotti, adattati o realizzati con la finalità di rendere possibile o facilitare l'elusione di predette misure; rimozione abusiva o alterazione delle informazioni elettroniche di cui all'articolo 102-quinquies, ovvero distribuzione, importazione a fini di distribuzione, diffusione per radio o per televisione, comunicazione o messa a disposizione del pubblico di opere o altri materiali protetti dai quali siano state rimosse o alterate le informazioni elettroniche stesse (art. 171-ter comma 1, Legge 633/1941);
o Riproduzione, duplicazione, trasmissione o abusiva diffusione, vendita o messa in commercio, cessione a qualsiasi titolo o abusiva importazione di oltre cinquanta copie o esemplari di opere tutelate dal diritto d'autore e da diritti connessi; comunicazione al pubblico, a fini di lucro, immettendola in un sistema di reti telematiche, mediante connessioni di qualsiasi genere, di un'opera dell'ingegno protetta dal diritto d'autore, o parte di essa; commissione di uno dei reati di cui al punto precedente esercitando in forma imprenditoriale attività di riproduzione, distribuzione, vendita o commercializzazione, importazione di opere tutelate dal diritto d'autore e da diritti connessi; promozione o organizzazione delle attività illecite di cui al punto precedente (art. 171-ter comma 2, Legge 633/1941);
o Mancata comunicazione alla SIAE, da parte di produttori o importatori dei supporti non soggetti al contrassegno di cui all'articolo 181-bis Legge 633/1941, entro trenta giorni la data di immissione in commercio sul territorio nazionale o di importazione, dei dati di identificazione dei supporti non soggetti al contrassegno o falsa dichiarazione di detti dati (art. 171-septies, Legge 633/1941);
o Fraudolenta produzione, vendita, importazione, promozione, installazione, modifica, utilizzazione per uso pubblico e privato apparati o parti di apparati atti alla decodificazione di trasmissioni audiovisive ad accesso condizionato effettuate via etere, via satellite, via cavo, in forma sia analogica sia digitale (art. 171-octies, Legge 633/1941).

15. Reato di induzione a non rendere dichiarazioni o a rendere dichiarazioni mendaci all’autorità giudiziaria introdotto dalla Legge 116/2009 (art. 25-decies):
o Induzione a non rendere dichiarazioni o a rendere dichiarazioni mendaci all’autorità giudiziaria (art. 377-bis c.p.).

16. Reati ambientali, introdotti nel Decreto dal D.Lgs. 121/2011 (art. 25-undecies):
o Uccisione, distruzione, cattura, prelievo, detenzione di esemplari di specie animali o vegetali selvatiche protette (art. 727-bis c.p.);
o Distruzione o deterioramento di habitat all’interno di un sito protetto (art. 733-bis c.p.);
o Scarichi di acque reflue industriali contenenti sostanze pericolose, in assenza di autorizzazione o dopo che la stessa sia stata sospesa o revocata e scarico nelle acque del mare, da parte di navi o aeromobili, di sostanze o materiali per i quali vige il divieto assoluto di sversamento (art. 137 commi 2, 3, 5, 11 e 13 D.Lgs. 152/2006);
o Attività di gestione di rifiuti non autorizzata (art. 256 commi 1, 3, 5 e 6 secondo periodo D.Lgs. 152/2006);
o Omessa bonifica dei siti in conformità al progetto approvato dall’autorità competente (art. 257 commi 1 e 2 D.Lgs. 152/2006);
o Violazione degli obblighi di comunicazione, di tenuta dei registri obbligatori e dei formulari (art. 258 comma 4 secondo periodo D.Lgs. 152/2006);
o Traffico illecito di rifiuti (art. 259 comma 1 D.Lgs. 152/2006);
o Attività organizzate per il traffico illecito di rifiuti (art. 260 commi 1 e 2 D.Lgs. 152/2006);
o Falsità ideologica del certificato di analisi dei rifiuti, anche utilizzato nell’ambito del SISTRI – Area Movimentazione, e falsità ideologica e materiale della scheda SISTRI – Area Movimentazione (art. 260-bis D.Lgs. 152/2006);
o Superamento di valori limite di emissione che determinano il superamento dei valori limite di qualità dell’aria (art. 279 comma 5 D.Lgs. 152/2006);
o Importazione, esportazione, riesportazione di esemplari appartenenti alle specie protette di cui agli Allegati A, B e C del Regolamento CE n. 338/97 del Consiglio, del 9 dicembre 1996 e s.m.i.; omessa osservanza delle prescrizioni finalizzate all’incolumità degli esemplari appartenenti alle specie protette; uso dei predetti esemplari in modo difforme dalle prescrizioni contenute nei provvedimenti autorizzativi o certificativi; trasporto e transito degli esemplari in assenza del certificato o della licenza prescritti; commercio di piante riprodotte artificialmente in contrasto con le prescrizioni di cui all’art. 7 par. 1 lett. b) Regolamento CE n. 338/97 del Consiglio, del 9 dicembre 1996 e s.m.i.; detenzione, uso per scopo di lucro, acquisto, vendita, esposizione o detenzione per la vendita o per fini commerciali, offerta in vendita o cessione di esemplari senza la prescritta documentazione (artt. 1 e 2 Legge n. 150/1992);
o Falsificazione o alterazione di certificati, licenze, notifiche di importazione, dichiarazioni, comunicazioni di informazioni previste dall'art. 16, par. 1, lett. a), c), d), e), ed l), del Regolamento CE n. 338/97 del Consiglio, del 9 dicembre 1996 e ss.mm.ii. (art. 3 Legge n. 150/1992);
o Detenzione di esemplari vivi di mammiferi e rettili di specie selvatica ed esemplari vivi di mammiferi e rettili provenienti da riproduzioni in cattività che costituiscano pericolo per la salute e per l'incolumità pubblica (art. 6 Legge n. 150/1992);
o Cessazione e riduzione dell’impiego di sostanze lesive (art. 3 Legge n. 549/1993);
o Inquinamento doloso, colposo di nave battente qualsiasi bandiera (artt. 8 e 9 D,Lgs n. 202/2007).

17. Reato di impiego di cittadini di paesi terzi il cui soggiorno è irregolare, introdotto dal D.Lgs. n. 109/2012 (art. 25-duodecies).

3.3. Le sanzioni comminate dal Decreto
Il sistema sanzionatorio descritto dal D. Lgs. 231/2001, a fronte del compimento dei reati sopra elencati, prevede, a seconda degli illeciti commessi, l’applicazione delle seguenti sanzioni amministrative:
• sanzioni pecuniarie;
• sanzioni interdittive;
• confisca;
• pubblicazione della sentenza.
Le sanzioni interdittive che possono essere comminate solo laddove espressamente previsto, sono le seguenti:
• interdizione dall’esercizio dell’attività;
• sospensione o revoca delle autorizzazioni, licenze o concessioni funzionali alla commissione dell’illecito;
• divieto di contrattare con la Pubblica Amministrazione;
• esclusione da agevolazioni, finanziamenti, contributi e sussidi, e/o revoca di quelli eventualmente già concessi;
• divieto di pubblicizzare beni o servizi.
Il D.Lgs. 231/2001 prevede, inoltre, che qualora vi siano i presupposti per l'applicazione di una sanzione interdittiva che disponga l'interruzione dell'attività della società, il giudice, in luogo dell'applicazione di detta sanzione, possa disporre la prosecuzione dell'attività da parte di un commissario giudiziale nominato per un periodo pari alla durata della pena interdittiva che sarebbe stata applicata, quando ricorre almeno una delle seguenti condizioni:
• la società svolge un pubblico servizio o un servizio di pubblica necessità la cui interruzione può provocare un grave pregiudizio alla collettività;
• l'interruzione dell'attività può provocare rilevanti ripercussioni sull'occupazione, tenuto conto delle dimensioni della società e delle condizioni economiche del territorio in cui è situata.

3.4. Esonero di responsabilità
L’art. 6 del D.Lgs. 231/2001 stabilisce che lo stesso non risponde a titolo di responsabilità amministrativa, qualora dimostri che:
• l’organo dirigente ha adottato ed efficacemente attuato, prima della commissione del fatto, modelli di organizzazione e di gestione idonei a prevenire reati della specie di quello verificatosi;
• il compito di vigilare sul funzionamento e l'osservanza dei modelli e di curarne il relativo aggiornamento, è stato affidato ad un organismo dell'ente dotato di autonomi poteri di iniziativa e di controllo;
• le persone hanno commesso il reato eludendo fraudolentemente i modelli di organizzazione gestione e controllo;
• non vi è stata omessa o insufficiente vigilanza da parte dell'Organismo di Vigilanza.
L’adozione del modello di organizzazione, gestione e controllo consente, quindi, all’ente di potersi sottrarre alla condanna per l’illecito dipendente da reato. La mera adozione di tale documento, con delibera dell’organo amministrativo dell’ente, non è, tuttavia, di per sé sufficiente ad escludere la responsabilità amministrativa, essendo necessario che il Modello sia efficacemente ed effettivamente attuato.
Con riferimento all’efficacia del modello di organizzazione, gestione e controllo per la prevenzione della commissione dei reati previsti dal D. Lgs. 231/2001, si richiede che esso:
• individui le attività aziendali nel cui ambito possono essere commessi i reati;
• preveda specifici protocolli diretti a programmare la formazione e l'attuazione delle decisioni dell'ente in relazione ai reati da prevenire;
• individui modalità di gestione delle risorse finanziarie idonee ad impedire la commissione dei reati;
• preveda obblighi di informazione nei confronti dell'organismo deputato a vigilare sul funzionamento e l'osservanza dei modelli;
• introduca un sistema disciplinare idoneo a sanzionare il mancato rispetto delle misure indicate nel modello di organizzazione, gestione e controllo.
Con riferimento all’effettiva applicazione del suddetto Modello, il D. Lgs. 231/2001 richiede:
• una verifica periodica, e, nel caso in cui siano scoperte significative violazioni delle prescrizioni imposte dal Modello o intervengano mutamenti nell’organizzazione o nell’attività dell’ente ovvero modifiche legislative, la modifica del documento;
• l’irrogazione di sanzioni in caso di violazione delle prescrizioni imposte dal Modello.


4. IL MODELLO DI GIVI HOLDING S.p.A.
GiVi Holding S.p.A., in coerenza con i principi etici e di governance ai quali ha orientato le proprie regole di comportamento, ha ritenuto doveroso adottare il presente Modello con la delibera del Consiglio di Amministrazione sopra menzionata al punto 1 (in conformità al disposto dell’art. 6 comma I, lettera a) del D. Lgs 231/2001) in ordine al quale ha provveduto a istituire con delibera del Consiglio di Amministrazione del 28 novembre 2011 l’Organismo di Vigilanza, il quale nell’ambito delle proprie responsabilità aveva in carico il sovraintendere, in via preliminare, la redazione del Modello medesimo da parte della Società.
L’adozione e l’efficace attuazione del Modello non solo consente a GiVi Holding S.p.A. di beneficiare dell’esimente prevista dal D. Lgs. 231/2001 ma migliora, nei limiti previsti dallo stesso, la sua Corporate Governance, limitando il rischio di commissione dei reati. Scopo del Modello è la predisposizione di un sistema strutturato ed organico di procedure ed attività di controllo (preventivo, in itinere ed ex post) che abbia come obiettivo la riduzione del rischio di commissione dei reati mediante la individuazione dei Processi Sensibili e la loro conseguente proceduralizzazione.
L’adozione e l’efficace attuazione del Modello non soltanto costituisce il requisito perché la Società possa beneficiare dell’esenzione da responsabilità, ma si pone anche come integrazione delle regole di Corporate Governance.
Il Modello sarà suscettibile di eventuali modifiche e integrazioni secondo le medesime formalità con cui è stato approvato.

4.1. La funzione del Modello e i principi ispiratori
Scopo del Modello è la predisposizione di un sistema strutturato ed organico di procedure ed attività di controllo (preventive ed ex post) che abbia come obiettivo la prevenzione del rischio di commissione dei Reati.
I principi e le regole contenuti nel Modello intendono far acquisire ai soggetti (componenti degli Organi Sociali, dipendenti, Partner a vario titolo, ecc.) che operano in nome e/o per conto e/o nell’interesse della Società, e la cui attività potrebbe sconfinare nella commissione di reati, la piena consapevolezza che determinati comportamenti costituiscono illecito penale, la cui commissione è totalmente inaccettabile, fermamente condannata e contraria agli interessi di GiVi Holding S.p.A. anche qualora apparentemente quest’ultima sembrerebbe poterne trarre vantaggio. A questo va aggiunta l’ulteriore consapevolezza che la commissione del reato comporterà, oltre alle sanzioni previste dalla legge, anche sanzioni di tipo interno, disciplinare o di altra natura.
Sotto un altro profilo GiVi, grazie ad un costante monitoraggio dell’attività aziendale ed alla possibilità di reagire tempestivamente, si pone in condizione di prevenire la commissione dei reati e/o di irrogare agli autori le sanzioni che si renderanno opportune. Fondamentali appaiono a tal fine i compiti affidati all’Organo di Vigilanza, deputato a svolgere il controllo sull’operato delle persone nell’ambito dei Processi Sensibili.
Nella predisposizione del presente Modello si è tenuto conto delle procedure e dei sistemi di controllo esistenti ed operanti in GiVi Holding S.p.A., ove giudicati idonei a valere anche come misure di prevenzione dei Reati e controllo sui Processi Sensibili, nonché delle attività condotte dalla GiVi per conto della Gianni Versace S.p.A. in ragione del contratto di service infragruppo siglato tra le parti all’esito della cessione del ramo di azienda. Pertanto, il presente Modello, fermo restando la sua finalità peculiare relativa al D.Lgs. 231/2001, si inserisce nel più ampio sistema di controllo costituito principalmente dalle regole di Corporate Governance e dal Sistema di Controllo Interno (SCI) in essere in azienda e nel Gruppo.
In particolare, quali specifici strumenti già esistenti e diretti a programmare la formazione e l’attuazione delle decisioni della GiVi Holding S.p.A. anche in relazione ai Reati da prevenire, GiVi ha individuati i seguenti:
• le normative applicabili che recepiscono i principi di Corporate Governance e le best practices internazionali;
• il Sistema di Controllo Interno, e quindi le procedure aziendali, la documentazione e le disposizioni inerenti la struttura gerarchico-funzionale aziendale ed organizzativa, ed il sistema di controllo di gestione;
• il Codice Etico aziendale;
• le norme inerenti il sistema amministrativo, contabile, finanziario e di reporting del Gruppo;
• la comunicazione al personale e la formazione dello stesso;
• il sistema disciplinare di cui ai CCNL;
• in generale, la normativa italiana e straniera applicabile.

I principi, le regole e le procedure di cui agli strumenti sopra elencati non vengono riportati in modo dettagliato nel presente Modello ma fanno parte del più ampio sistema di organizzazione e controllo che lo stesso intende integrare. I principi cardine a cui il Modello si ispira, oltre a quanto sopra indicato, sono:
• i requisiti indicati dal D. Lgs. 231/2001 ed in particolare:
o la attribuzione ad un Organo di Vigilanza del compito di promuovere l’attuazione efficace e corretta del Modello anche attraverso il monitoraggio dei comportamenti aziendali ed il diritto ad una informazione costante sulle attività rilevanti ai fini del D. Lgs. 231/2001;
o la messa a disposizione dell’Organo di Vigilanza di risorse adeguate a supportarlo nei compiti affidatigli ed a raggiungere risultati ragionevolmente ottenibili;
o l’attività di verifica del funzionamento del Modello con conseguente aggiornamento periodico;
o l’attività di sensibilizzazione e diffusione a tutti i livelli aziendali delle regole comportamentali e delle procedure istituite.
• i principi generali di un adeguato sistema di controllo interno ed in particolare:
o la verificabilità e documentabilità di ogni operazione rilevante ai fini del D. Lgs. 231/2001;
o il rispetto del principio della separazione delle funzioni;
o la definizione di poteri autorizzativi coerenti con le responsabilità assegnate;
o la comunicazione all’Organismo di Vigilanza delle informazioni rilevanti.
• infine, nella attuazione del sistema di controllo, pur nella doverosa opera di verifica generale dell’attività sociale, si deve dare priorità alle aree in cui vi è una significativa probabilità di commissione dei Reati ed un alto valore / rilevanza delle Operazioni Sensibili.

4.2. Adozione e Modifiche del Modello
Sebbene l’adozione del Modello sia prevista per legge come facoltativa e non obbligatoria, la GiVi Holding S.p.A., in conformità alle sue politiche aziendali, ha ritenuto necessario procedere con l’adozione del presente Modello di organizzazione, gestione e controllo e alla istituzione del proprio Organo di Vigilanza monocratico.
Poiché il presente Modello costituisce un “atto di emanazione dell’organo dirigente” (in conformità alle prescrizioni dell’art. 6, comma I, lettera a del D.Lgs. 231/2001) le modifiche e le integrazioni sono rimesse alla competenza del Consiglio di Amministrazione.

Le modifiche e/o integrazioni di carattere sostanziale del Modello (intendendosi per tali le modifiche delle regole e dei principi generali in esso contenuti e, in particolare, qualsiasi modifica che possa riguardare i capitoli 4, 5 e 7 della Parte Generale e le Parti Speciali del presente Modello) sono di competenza del Consiglio di Amministrazione. Ogni altra modifica (di natura meramente formale e non avente pertanto carattere sostanziale) è di competenza dell’Amministratore Delegato, fermo restando che, annualmente, il Consiglio di Amministrazione ratificherà le modifiche eventualmente apportate da quest’ultimo.
Il presente modello è stato formalmente adottato dal Consiglio di Amministrazione della Società con apposita delibera consiliare in data gg/mese/anno.

4.3. Destinatari
Le disposizioni del presente Modello sono vincolanti per gli Amministratori e per tutti coloro che rivestono nella Società funzioni di rappresentanza, amministrazione e direzione o comunque di un sua unità organizzativa dotata di autonomia finanziaria e funzionale, per i dipendenti (per tali intendendosi tutti coloro che sono legati alla Società da un rapporto di lavoro subordinato, ivi inclusi i dirigenti), per i collaboratori sottoposti alla direzione o vigilanza del management aziendale della Società (di seguito i “Destinatari”).

4.4. Percorso Metodologico di Definizione del Modello
4.4.1. Mappatura delle attività a rischio-reato
Il Modello intende uniformare il sistema aziendale di prevenzione e gestione dei rischi alle disposizioni del Decreto Legislativo 231.
Il D. Lgs. 231/2001 prevede espressamente, al relativo art. 6, comma 2, lett. a), che il modello di organizzazione, gestione e controllo dell’ente individui le attività aziendali, nel cui ambito possano essere potenzialmente commessi i reati inclusi nel Decreto.
Di conseguenza, la Società ha proceduto ad un’approfondita analisi delle proprie attività aziendali.
Successivamente, ha effettuato l’analisi delle proprie attività aziendali sulla base delle informazioni raccolte dai referenti aziendali che, in ragione del ruolo ricoperto, risultano provvisti della più ampia e profonda conoscenza dell’operatività del settore aziendale di relativa competenza.

I risultati dell’attività sopra descritta sono stati raccolti in una scheda descrittiva (c.d. Matrice delle Attività a Rischio–Reato), che illustra in dettaglio i profili di rischio di commissione dei reati richiamati dal D.Lgs. 231/2001, nell’ambito delle attività proprie di GiVi Holding S.p.A..
In particolare, nella Matrice delle Attività a Rischio-Reato sono rappresentate le aree aziendali a rischio di possibile commissione dei reati previsti dal D.Lgs. 231/2001 (c.d. “attività sensibili”), i reati associabili, gli esempi di possibili modalità e finalità di realizzazione degli stessi, nonché i processi nel cui svolgimento, sempre in linea di principio, potrebbero crearsi le condizioni, gli strumenti e/o i mezzi per la commissione dei reati stessi (c.d. “processi strumentali”).
Nello specifico, è stato riscontrato il rischio di potenziale commissione dei reati previsti dal D. Lgs. 231/2001 nelle seguenti aree di attività aziendale, che vengono riportate come indicate nella Matrice delle Attività a Rischio–Reato:
- Gestione dei rapporti di "alto profilo" con Soggetti appartenenti alla Pubblica Amministrazione;
- Gestione dei rapporti con gli enti pubblici competenti in occasione di adempimenti connessi all'attività caratteristica, anche in sede di verifiche ed ispezioni - limitatamente alle attività di presidio e controllo su tali ambiti operativi attuate dalla Direzione Affari Legali e Societari;
- Gestione dei rapporti con soggetti terzi e con le altre Società del Gruppo connessi all'attività caratteristica;
- Gestione del sistema sicurezza ai sensi del D. Lgs. 81/2008 (Testo Unico Sicurezza);
- Gestione degli adempimenti richiesti dalla normativa vigente non connessi all'attività caratteristica anche in sede di verifiche ed ispezioni;
- Gestione degli adempimenti necessari alla richiesta di finanziamenti e predisposizione della relativa documentazione;
- Gestione degli adempimenti in materia di assunzioni, cessazione del rapporto di lavoro, retribuzioni, ritenute fiscali e contributi previdenziali e assistenziali, relativi a dipendenti e collaboratori;
- Gestione dei contenziosi giudiziali e delle problematiche connesse;
- Utilizzo, gestione e manutenzione dei sistemi informativi aziendali;
- Gestione della contabilità generale e formazione del bilancio – in riferimento alla responsabilità propria degli amministratori rispetto alla corretta definizione del Bilancio della Società ancorché l’attività operativa di gestione della contabilità generale e la predisposizione dei progetti di bilancio sia a cura della Direzione A/F/C di Gianni Versace;
- Adempimenti societari.

In considerazione delle aree di attività aziendale sopra riportate sono risultati potenzialmente realizzabili nel contesto aziendale i seguenti reati:

− Art. 24: Truffa in danno dello Stato o di altro Ente Pubblico, Indebita percezione di erogazioni da parte dello Stato, Truffa aggravata per il conseguimento di erogazioni pubbliche, Malversazione a danno dello Stato;

− Art. 24 bis: Accesso abusivo ad un sistema informatico o telematico, Danneggiamento di informazioni, dati e programmi informatici, Danneggiamento di sistemi informatici o telematici;

− Art. 25: Corruzione, Istigazione alla corruzione, Corruzione in atti giudiziari;

− Art. 25 ter: False comunicazioni sociali, False comunicazioni sociali in danno della società, dei soci o dei creditori, Impedito controllo, Indebita restituzione dei conferimenti, Ripartizione illegale di utili e riserve, Formazione fittizzia del capitale, Illecita influenza in assemblea, Illecite operazioni sulle azioni o quote sociali della società controllante, Operazioni in pregiudizio dei creditori.

− Art. 25 septies: Omicidio colposo, Lesioni personali colpose, gravi o gravissime;

− Art. 25 octies: Ricettazione, Riciclaggio, Impiego di denaro, beni o utilità di provenienza illecita;

− Art. 25 novies: Violazione degli artt. 171 bis e ss. Legge 633/1941 (“Delitti in materia di violazione del diritto di autore”) ad esclusione dell’art. 171-septies (Mancata comunicazione alla SIAE dei dati di identificazione dei supporti non soggetti al contrassegno o falsa dichiarazione);

− Art. 25 decies: “Induzione a non rendere dichiarazioni o a rendere dichiarazioni mendaci all’autorità giudiziaria.

Si evidenzia, per altro, che alcune fattispecie di reato sopra indicate sono state considerate potenzialmente applicabili alla GiVi Holding S.p.A. in riferimento a responsabilità e presidi di controllo che su di esse esercitano alcune Direzioni (oggetto di cessione di ramo d’azienda da Gianni Versace a GiVi medesima), ancorché l’operatività di business è propria della società Gianni Versace e non rientra nel core business della GiVi Holding.
In ragione delle attività svolte dalla Società, non si sono invece ravvisati profili di rischio rispetto alla commissione dei reati di cui all’Art. 24 ter (Reati di criminalità organizzata), Art 25 bis (Reati in materia di falsità in monete, in carte di pubblico credito, in valori di bollo e in strumento o segni di riconoscimento), Art. 25 bis-1 (Delitti contro l’industria e il commercio), Art. 25 quater (Delitti con finalità di terrorismo), Art. 25 quater.1 (Pratiche di mutilazione degli organi genitali femminili), Art. 25 quinquies (Delitti contro la personalità individuale), Art. 25 sexies (Abusi di mercato), Legge 16 marzo 2006 n. 146, Art. 10 (Reati Transnazionali), Art. 25 undecies (Reati Ambientali) nonché dei reati non espressamente menzionati sopra e ricompresi nel D. Lgs. 231/2001. Si ritiene peraltro che i principi etici e le regole comportamentali enunciate nel Codice Etico adottato dalla Società, che vincola tutti i suoi Destinatari alla più rigorosa osservanza delle leggi e delle normative ad essa applicabili, risultino idonei alla prevenzione anche di tali reati.


4.4.2. Individuazione dei processi aziendali a rischio e strumentali
Per ciascuna delle fattispecie di reato rilevate come applicabili sono stati individuati i processi c.d. strumentali nel cui ambito, in linea di principio, potrebbero verificarsi le condizioni, gli strumenti e/o mezzi per la commissione del reato e precisamente:
- Gestione dei rapporti con la Pubblica Amministrazione;
- Gestione delle erogazioni pubbliche;
- Gestione e manutenzione dei sistemi informativi aziendali;
- Gestione degli acquisti di beni, servizi e consulenze (ivi compresi incarichi professionali);
- Liberalità (Omaggi, sponsorizzazioni, donazioni);
- Personale (Selezione, benefit, note spese, valutazioni MBO/MBC);
- Tesoreria;
- Predisposizione del Bilancio e adempimenti Societari anche in occasione di operazioni straordinarie;
- Rapporti con gli Organi di controllo;
- Sicurezza sul lavoro ex D. Lgs. 81/08;
- Rapporti Intercompany.
4.5. La Struttura del Modello
Il Modello è costituito da una “Parte generale” e da più “Parti speciali”, relative alle categorie di reati potenzialmente riconducibili alle attività caratteristiche di Gianni Versace S.p.A., di seguito elencate:
• “Parte Speciale” N. 1 si riferisce ai “Reati contro la Pubblica Amministrazione” (tipologie di reato contemplate negli articoli 24 e 25 del D. Lgs. 231/01);
• “Parte Speciale” N. 2 si riferisce ai “Reati di criminalità informatica (cybercrime)”, introdotti dalla Legge 48/2008 (tipologie di reato contemplate nell’art. 24 bis del D.Lgs. 231/2001);
• “Parte Speciale” N. 3 si riferisce ai “Reati Societari” (tipologie di reato contemplate nell’art. 25 ter del D. Lgs. 231/2001);
• “Parte Speciale” N. 4 si riferisce ai “Reati in ambito di Sicurezza sul lavoro” (tipologie di reato contemplate nell’art. 25-septies del D. Lgs. 231/2001);
• “Parte Speciale” N. 5 si riferisce ai “Reati di Ricettazione e Riciclaggio” (tipologie di reato contemplate nell’art. 25 octies del D. Lgs. 231/2001);
• “Parte Speciale” N. 6 si riferisce ai “Reati in materia di violazione del diritto d’autore” (tipologie di reato contemplate nell’art. 25 novies del D. Lgs. 231/2001);
• “Parte Speciale” N. 7 si riferisce ai “Reati di induzione a non rendere dichiarazioni o a rendere dichiarazioni mendaci all’Autorità giudiziaria” (tipologie di reato contemplate nell’art. 25 decies del D. Lgs. 231/2001).


5. L’ORGANO INTERNO DI VIGILANZA (O.d.V.)

5.1. Identificazione dell’O.d.V.
L’O.d.V. della Società- deputato, in ottemperanza a quanto previsto dal Decreto (art. 6 lettera b), a vigilare sull’efficacia, sul funzionamento e sull’osservanza del Modello, curandone l’aggiornamento continuo - è stato individuato nell’organo monocratico composto da un membro esterno.
In particolare, l’Organismo di Vigilanza è stato definito in modo da poter garantire i seguenti requisiti:
• Autonomia e indipendenza: detti requisiti sono assicurati sia dal mancato coinvolgimento dell’Organismo di Vigilanza in attività operative e di gestione che, rendendolo partecipe di decisioni ed attività operative, ne potrebbero compromettere l’obiettività di giudizio nel momento delle verifiche sui comportamenti e sul Modello e sia dall’adeguata collocazione gerarchica che consente il reporting diretto al Consiglio di Amministrazione.
• Professionalità: requisito questo garantito dal bagaglio di conoscenze professionali, tecniche e pratiche di cui dispongono i componenti dell’Organismo di Vigilanza.
• Continuità d’azione: con riferimento a tale requisito, l’Organismo di Vigilanza è tenuto a vigilare costantemente, attraverso poteri di indagine, sul rispetto del Modello da parte dei Destinatari, a curarne l’attuazione e l’aggiornamento, rappresentando un riferimento costante per tutto il personale di GiVi.

5.2. Compiti dell’O.d.V.
All’O.d.V. è affidato il compito di vigilare:
• sull’osservanza del Modello da parte dei Destinatari (quali Dipendenti, Consulenti e Partner a vario titolo);
• sull’effettività e adeguatezza del Modello, in relazione alla struttura aziendale, in funzione dell’effettiva capacità di prevenire la commissione dei reati di cui al D.Lgs. 231/2001;
• sull’aggiornamento del Modello, laddove si riscontrino esigenze di adeguamento dello stesso in relazione a mutate condizioni.
Su un piano più specificamente operativo all’O.d.V. sono altresì affidati i seguenti compiti:
• attivare le procedure di controllo previste dal Modello; restando precisato che in ogni caso le attività di controllo sono demandate alla responsabilità primaria del management operativo e sono considerate parte integrante di ogni processo aziendale (“controllo di linea”).
• effettuare ricognizioni dell’attività aziendale ai fini dell’aggiornamento della mappatura delle aree di attività a rischio nell’ambito del contesto aziendale;
• coordinarsi con le altre funzioni aziendali per il monitoraggio delle attività nelle aree a rischio;
• verificare le esigenze di aggiornamento del Modello;
• effettuare verifiche periodiche su operazioni od atti specifici posti in essere nelle aree di attività a rischio;
• raccogliere, elaborare e conservare le informazioni rilevanti in funzione del rispetto del Modello, nonché aggiornare la lista delle informazioni che devono essere obbligatoriamente trasmesse all’O.d.V. o tenute a sua disposizione;
• coordinarsi con il management aziendale per valutare l’adozione di eventuali sanzioni disciplinari, fermo restando la competenza di quest’ultimo per l’irrogazione delle sanzioni ed il relativo procedimento disciplinare;
• valutare l’adeguatezza dei programmi di formazione del personale e del contenuto delle comunicazioni periodiche da farsi ai Destinatari e agli Organi Sociali finalizzate a fornire agli stessi la necessaria sensibilizzazione e le conoscenze di base della normativa di cui alla D. Lgs. 231/2001, di competenza del Direttore Generale;
• controllare l’effettiva presenza e la regolare tenuta ed efficacia della documentazione richiesta in relazione a quanto previsto nel Modello per le diverse tipologie di reato;
• riferire periodicamente agli Organi Sociali di GiVi Holding S.p.A. in merito all’attuazione delle politiche aziendali a supporto dell’attività ex D. Lgs. 231/2001.

5.3. Durata in carica, decadenza e revoca
La nomina dell’Organo di Vigilanza e la revoca del suo incarico sono di competenza del Consiglio di Amministrazione, previa consultazione con il Collegio Sindacale, con facoltà per lo stesso di delegare i legali rappresentanti della società affinché provvedano con le necessarie sostituzioni in caso di dimissioni dell’Organo di Vigilanza, riferendo al Consiglio di Amministrazione stesso che dovrà ratificare le nuova nomina.
I componenti dell’Organismo di Vigilanza restano in carica fino a revoca sono in ogni caso rieleggibili. Essi sono scelti tra soggetti in possesso di un profilo etico e professionale di indiscutibile valore e non debbono essere in rapporti di coniugio o parentela con i Consiglieri di Amministrazione.
Possono essere nominati componenti dell’Organismo di Vigilanza dipendenti della Società e professionisti esterni. Detti ultimi non debbono avere con la Società rapporti tali da integrare ipotesi di conflitto di interessi.
I compensi dei componenti dell’Organismo di Vigilanza, sia interni che esterni alla Società, non costituiscono ipotesi di conflitto di interessi.
Non può essere nominato componente dell’Organismo di Vigilanza, e, se nominato decade, l’interdetto, l’inabilitato, il fallito o chi è stato condannato, anche con sentenza non passata in giudicato o con sentenza di applicazione della pena su richiesta delle parti ex art. 444 c.p.p. (c.d. patteggiamento), ad una pena che importi l’interdizione, anche temporanea, dai pubblici uffici o l’incapacità ad esercitare uffici direttivi, ovvero sia stato condannato, anche con sentenza non passata in giudicato o con sentenza di applicazione della pena su richiesta delle parti ex art. 444 c.p.p. (c.d. patteggiamento), per aver commesso uno dei reati previsti dal D.Lgs. 231/2001.
I componenti che abbiano un rapporto di lavoro subordinato con la Società decadono automaticamente dall’incarico, in caso di cessazione di detto rapporto e indipendentemente dalla causa di interruzione dello stesso.
Il Consiglio di Amministrazione può revocare, con delibera consiliare, sentito il parere del Collegio Sindacale, i componenti dell’Organismo in ogni momento ma solo per giusta causa.
Costituiscono giusta causa di revoca dei componenti:
• l’accertamento di un grave inadempimento da parte dell’Organismo di Vigilanza nello svolgimento dei propri compiti;
• l’omessa comunicazione al Consiglio di Amministrazione di un conflitto di interessi che impedisca il mantenimento del ruolo di componente dell’Organismo stesso;
• la sentenza di condanna della Società, passata in giudicato, ovvero una sentenza di applicazione della pena su richiesta delle parti ex art. 444 c.p.p. (c.d. patteggiamento), ove risulti dagli atti l’omessa o insufficiente vigilanza da parte dell’Organismo di Vigilanza;
• la violazione degli obblighi di riservatezza in ordine alle notizie e alle informazioni acquisite nell’esercizio delle funzioni proprie dell’Organismo di Vigilanza;
• per il componente legato alla Società da un rapporto di lavoro subordinato, l’avvio di un procedimento disciplinare per fatti da cui possa derivare la sanzione del licenziamento.
Qualora la revoca avvenga senza giusta causa, il componente revocato può chiedere di essere immediatamente reintegrato in carica.
Ciascun componente può recedere in ogni momento dall’incarico con preavviso scritto di almeno 30 giorni, da comunicarsi ai Consiglieri di Amministrazione con raccomandata A.R.

5.4. Attività e Reporting dell’O.d.V.
Al fine di garantire la piena autonomia e indipendenza nello svolgimento delle relative funzioni, l’Organismo di Vigilanza comunica direttamente al Consiglio di Amministrazione della Società e al Collegio Sindacale.
L’Organismo di Vigilanza riferisce sia al Consiglio di Amministrazione sia al Collegio Sindacale lo stato di fatto sull’attuazione del Modello e gli esiti dell’attività di vigilanza svolta con le seguenti modalità:
• almeno annualmente, nei confronti del Consiglio di Amministrazione, attraverso una relazione scritta, nella quale vengano illustrate le attività di monitoraggio svolte dall’Organismo stesso, le criticità emerse e gli eventuali interventi correttivi o migliorativi opportuni per l’implementazione del Modello;
• periodicamente il Collegio Sindacale e l’Organismo di Vigilanza si incontrano per discutere di presunte violazioni poste in essere dai vertici aziendali o dai componenti del Consiglio di Amministrazione.
Inoltre, il Collegio Sindacale può richiedere in qualunque momento di visionare i libri dell’Organismo di Vigilanza..

L’O.d.V. su base periodica informa anche l’Amministratore Delegato.
Degli incontri verrà redatto verbale e copia dei verbali verrà custodita dall’O.d.V. e dagli organismi interessati.
L’O.d.V. si coordinerà con le funzioni aziendali competenti per i diversi profili specifici, ed in particolare, ma non esclusivamente, con l’Ufficio Personale e Organizzazione di Gianni Versace S.p.A. e la Direzione Generale di Givi Holding S.p.A., cui fa capo la Direzione Affari Legali e Societari nonché con l’Internal Audit di Givi Holding S.p.A..
Il Collegio Sindacale, il Consiglio di Amministrazione e l’Amministratore Delegato hanno la facoltà di chiedere in qualsiasi momento l’Organo di Vigilanza, il quale, a sua volta, ha la facoltà di richiedere, attraverso le funzioni o i soggetti competenti, la convocazione dei predetti organi per motivi urgenti.

L’Organo di Vigilanza deve essere informato, mediante apposite segnalazioni pervenute tramite la casella di posta odvgiviholdingspa@versace.it da parte dei Destinatari, in merito ad eventi che potrebbero ingenerare responsabilità di GiVi ai sensi del D.Lgs. 231/2001.
Valgono al riguardo le seguenti precisazioni di carattere generale:
• devono essere raccolte eventuali segnalazioni relative alla commissione o alla ragionevole convinzione di commissione, dei Reati o comunque a comportamenti in generale non in linea con le regole di comportamento di cui al presente Modello;
• se un dipendente desidera segnalare una violazione (o presunta violazione) del Modello, lo stesso può contattare il suo diretto superiore. Qualora la segnalazione non dia esito, o il dipendente si senta a disagio nel rivolgersi al suo diretto superiore per la presentazione della segnalazione, il dipendente ne deve riferire all’Organo di Vigilanza attraverso la casella di posta dedicata odvgiviholdingspa@versace.it che garantisce l’anonimato del segnalante;
• l’Organo di Vigilanza valuta le segnalazioni ricevute; gli eventuali provvedimenti conseguenti sono applicati a cura del Management o del Consiglio di Amministrazione su segnalazione dell’Organo di Vigilanza;
• i segnalanti in buona fede saranno garantiti contro qualsiasi forma di ritorsione, discriminazione e penalizzazione ed in ogni caso sarà assicurata la riservatezza dell’identità del segnalante, fatti salvi gli obblighi di legge e la tutela dei diritti di Gianni Versace S.p.A. e delle persone accusate in male fede.

Oltre alle segnalazioni relative a violazioni di carattere generale sopra descritte, devono essere obbligatoriamente ed immediatamente trasmesse all’Organo di Vigilanza le informazioni concernenti:
• le segnalazioni pervenute al Comitato Etico di Gruppo in applicazione a quanto disposto dalla procedura di Gestione delle Segnalazioni nonché dal Regolamento del Comitato Etico, laddove le medesime costituiscano elementi di potenziale interesse in ambito 231, o costituiscano situazioni di grave violazione al Codice Etico, tali da ledere la sicurezza e l’immagine della Società;
• lo Statuto aggiornato della Società;
• la Visura camerale;
• il sistema di deleghe e procure in essere;
• i Verbali del Consiglio di Amministrazione che possano assumere rilevanza per il Modello di Organizzazione, Gestione e Controllo ai sensi del D. Lgs. 8 giugno 2001, n.231;
• le notifiche di atti giudiziari nei confronti della Società, i provvedimenti e/o le notizie provenienti da organi di polizia giudiziaria, o da qualsiasi altra autorità, anche amministrativa, comunicazioni da Autorità Amministrative Indipendenti (Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato, Garante per la Protezione dei Dati Personali) dai quali si evinca lo svolgimento di indagini, anche nei confronti di ignoti, per i reati di cui al Decreto da cui possa derivare una responsabilità per la Società, fatti salvi gli obblighi di riservatezza e segretezza legalmente imposti;
• le attività di controllo svolte dai Responsabili delle Funzioni Aziendali dalle quali siano emersi fatti, atti, eventi od omissioni con profili di criticità rispetto all’osservanza delle norme del Decreto e notizie relative all’effettiva attuazione, a tutti i livelli aziendali, del Modello;
• le richieste di assistenza legale inoltrate dai dirigenti e/o dai dipendenti in caso di avvio di procedimento giudiziario per i reati previsti dal Decreto;
• i procedimenti disciplinari svolti e delle eventuali sanzioni irrogate (ivi compresi i provvedimenti verso i Dipendenti), ovvero dei provvedimenti di archiviazione di tali procedimenti corredati, quando possibile, della copia degli atti e delle motivazioni del provvedimento di archiviazione;
• le segnalazioni di infortuni gravi o malattie professionali che integrino il reato di omicidio colposo o di lesioni colpose gravi o gravissime, occorsi sul lavoro;
• l’attestazione sull’adeguatezza e sull’effettiva applicazione delle procedure nel corso del periodo cui si riferiscono le informazioni di bilancio, nonché la corrispondenza di queste alle risultanze dei libri e delle scritture contabili e la loro idoneità a fornire una rappresentazione veritiera e corretta della situazione patrimoniale economica e finanziaria della Società;

Periodicamente l’O.d.V. proporrà, se del caso, all’A.D. eventuali modifiche della lista sopra indicata.

5.5. Verifiche periodiche
Le verifiche sul Modello saranno svolte periodicamente effettuando specifici approfondimenti, analisi e controlli sulle procedure esistenti, sugli atti societari e sui contratti di maggior rilevanza nelle aree di attività a rischio.

Le funzioni aziendali coinvolte dovranno tenere obbligatoriamente a disposizione dell’O.d.V. ogni informazione utile riguardante da questi richiesta.


6. INFORMAZIONE E FORMAZIONE DEI DIPENDENTI
GiVi Holding S.p.A., consapevole dell’importanza che gli aspetti formativi e informativi assumono in una prospettiva di prevenzione, definisce un programma di comunicazione e formazione volto a garantire la divulgazione a tutto il personale dei principali contenuti del Decreto e degli obblighi dallo stesso derivanti, nonché delle prescrizioni del Modello e dei principi del Codice Etico.
Le attività di informazione e formazione nei confronti del personale sono organizzate prevedendo diversi livelli di approfondimento in ragione del differente grado di coinvolgimento del personale nelle attività a rischio-reato. In ogni caso, l’attività di formazione finalizzata a diffondere la conoscenza del D.Lgs. 231/2001 e le prescrizioni del Modello, è differenziata nei contenuti e nelle modalità di divulgazione in funzione della qualifica dei Destinatari, del livello di rischio dell’area in cui gli stessi operano e del fatto che gli stessi rivestano o meno funzioni di rappresentanza e gestione della Società.
L’attività di formazione coinvolge tutto il personale in forza, nonché tutte le risorse che in futuro saranno inserite nell’organizzazione aziendale. A tale proposito, le relative attività formative dovranno essere previste e concretamente effettuate sia al momento dell’assunzione, sia in occasione di eventuali mutamenti di mansioni, nonché a seguito di aggiornamenti e/o modifiche del Modello.
Il sistema di informazione e formazione è realizzato dal Direttore Generale con il supporto dell’Ufficio Personale e Organizzazione della società controllata Gianni Versace S.p.A, in collaborazione con i responsabili delle altre funzioni di volta in volta coinvolte nell’applicazione del Modello, e sotto la supervisione dell’O.d.V..


7. SISTEMA DISCIPLINARE
7.1. Principi generali
L’effettività del Modello è legata anche all’adeguatezza del sistema sanzionatorio per la violazione delle regole di condotta e, in generale, delle procedure e dei regolamenti interni.
L’applicazione di sanzioni disciplinari per violazione delle regole di condotta ed inosservanza delle disposizioni aziendali è indipendente dal giudizio penale e dal suo esito, in quanto tali normative sono assunte dall’azienda in piena autonomia a prescindere dal carattere di illecito penale che la condotta possa configurare.
La sanzione sarà commisurata alla gravità dell’infrazione e alla eventuale reiterazione della stessa; della recidività si terrà altresì conto anche ai fini della comminazione di una eventuale sanzione espulsiva.
Una non corretta interpretazione dei principi e delle regole stabiliti dal Modello potrà costituire esimente soltanto nei casi di comportamenti di buona fede in cui i vincoli posti dal Modello dovessero eccedere i limiti di approfondimento richiesti ad una persona di buona diligenza.
Sono sanzionabili:
• le violazioni di procedure interne previste dal presente Modello o l’adozione, nell’espletamento di attività connesse ai Processi Sensibili, di comportamenti non conformi alle prescrizioni del Modello sia che espongano sia che non espongano la società ad una situazione oggettiva di rischio di commissione di uno dei Reati ex D. Lgs. 231/2001;
• l’adozione di comportamenti in violazione alle prescrizioni del presente Modello e diretti in modo univoco al compimento di uno o più Reati;
• l’adozione di comportamenti in violazione delle prescrizioni del presente Modello, tale da determinare la concreta o potenziale applicazione a carico della GiVi di sanzioni previste dal D.Lgs. 231/2001.
Le sanzioni, di natura disciplinare e contrattuale, e l’eventuale richiesta di risarcimento danni, verranno commisurate anche al livello di responsabilità ed autonomia del Dipendente, ovvero al ruolo e all’intensità del vincolo fiduciario connesso all’incarico conferito agli Amministratori.
Il sistema sanzionatorio è soggetto a costante verifica e valutazione da parte dell’Organo di Vigilanza e del Direttore Generale, rimanendo quest’ultimo responsabile della concreta applicazione delle misure disciplinari nei confronti del Dipendente qui delineate, su eventuale segnalazione dell’Organo di Vigilanza e sentito il superiore gerarchico dell’autore della condotta censurata.
Il sistema sanzionatorio di natura disciplinare troverà applicazione anche nei confronti dell’Organo di Vigilanza o di quei soggetti, Dipendenti o Amministratori, che, per negligenza ed imperizia, non abbiano individuato e conseguentemente eliminato i comportamenti posti in violazione del Modello.

7.2. Misure nei confronti dei soggetti in posizione apicale
La violazione dello specifico obbligo di vigilanza dei sottoposti gravante sugli apicali comporterà, da parte della Società, l’assunzione delle misure sanzionatorie ritenute più opportune in relazione, da una parte, alla natura e gravità della violazione commessa e, dall’altra, alla qualifica del medesimo apicale che dovesse commettere la violazione.

7.3. Sanzioni per i lavoratori subordinati cui si applicano i Contratti Collettivi Nazionali di Lavoro relativi ai settori di attività della GiVi Holding S.p.A.
Ai lavoratori subordinati si applicano le sanzioni previste nei rispettivi CCNL di categoria, nel rispetto delle procedure previste dall’articolo 7 dello Statuto dei lavoratori.
In applicazione delle norme relative alla disciplina del lavoro contenute nei vigenti CCNL, si prevede che:
• incorre nei provvedimenti di RIMPROVERO SCRITTO, MULTA O SOSPENSIONE il lavoratore che violi le procedure interne previste dal Modello (ad es. che non osservi le procedure prescritte, ometta di dare comunicazione all’O.d.V. delle informazioni prescritte, ometta di svolgere controlli, ecc.) o comunque adotti, nello svolgimento di attività nell’ambito di Processi Sensibili, un comportamento non conforme alle prescrizioni del Modello;
• incorre nel provvedimento di LICENZIAMENTO il lavoratore che, nell’espletamento dei Processi Sensibili:
o compia atti non conformi alle prescrizioni del Modello e diretti in modo univoco al compimento di un reato sanzionato dal D.Lgs. 231/2001, ravvisandosi in tale comportamento un’infrazione alla disciplina e ai doveri d’ufficio così grave da non consentire la prosecuzione nemmeno provvisoria del rapporto di lavoro, o,
o abbia riportato condanna passata in giudicato per uno dei Reati.
Il sistema sanzionatorio fa riferimento ai diversi contratti di categoria applicabili.
La contestazione delle infrazioni, i procedimenti disciplinari e l’irrogazione delle sanzioni rientrano, nei limiti della competenza, nelle attribuzioni dei soggetti ai quali vengono dalla Direzione aziendale conferiti i relativi poteri.

7.4. Misure nei confronti dei dirigenti
In caso di violazione, da parte di dirigenti, delle procedure previste dal Modello o di tenuta, di una condotta non conforme alle prescrizioni del Modello, la Società provvede ad applicare nei confronti dei responsabili le misure ritenute più idonee in conformità a quanto previsto dal CCNL applicabile.

In via generale, al personale dirigente possono essere comminate le seguenti sanzioni:
i) multa;
ii) sospensione dal lavoro;
iii) risoluzione anticipata del rapporto di lavoro.
L’accertamento di eventuali violazioni, nonché dell’inadeguata vigilanza e della mancata tempestiva informazione all’Organismo di Vigilanza, potranno determinare a carico dei lavoratori con qualifica dirigenziale, la sospensione a titolo cautelare dalla prestazione lavorativa, fermo il diritto del dirigente alla retribuzione, nonché, sempre in via provvisoria e cautelare per un periodo non superiore a tre mesi, l’assegnazione ad incarichi diversi nel rispetto dell’art. 2103 cod. civ.
Nei casi di gravi violazioni, la Società potrà procedere alla risoluzione anticipata del contratto di lavoro senza preavviso ai sensi e per gli effetti dell’art. 2119 cod. civ.


7.5. Misure nei confronti degli Amministratori
In caso di violazione del Modello da parte di Consiglieri di Amministrazione l’O.d.V. ne darà immediata informazione al Consiglio di Amministrazione ed al Collegio Sindacale, i quali adotteranno i provvedimenti del caso nell’ambito delle rispettive attribuzioni, ivi compresa l’eventuale convocazione dell’Assemblea dei Soci con la proposta di eventuale revoca dalla carica. Le relative comunicazioni saranno indirizzate direttamente a tutti i componenti del Consiglio di Amministrazione, con esclusione dei soggetti coinvolti, al Presidente del Collegio Sindacale ed ai sindaci effettivi.

7.6. Misure nei confronti di Soggetti aventi rapporti contrattuali/commerciali
La commissione dei reati di cui al D.Lgs. 231/2001 da parte di Consulenti o di Fornitori, così come ogni violazione da parte degli stessi delle regole di cui al Modello, comporterà, per le funzioni aziendali che con gli stessi intrattengono rapporti, l’obbligo di azionare tutti gli strumenti contrattuali e di legge a disposizione per la tutela dei diritti dell’azienda, ivi compresi ove del caso la risoluzione del contratto ed il risarcimento dei danni.


8. II SISTEMA DI DELEGHE E PROCURE
All’O.d.V. devono essere comunicati il sistema di deleghe adottato dalla Società ed ogni successiva modifica, a cura della Direzione Affari Legali e Societari in quanto direzione competente, nonché le risultanze di verifiche sul sistema di deleghe che fossero effettuate dalle funzioni competenti, a cura delle funzioni preposte.
In linea di principio, il sistema di deleghe e procure deve essere caratterizzato da elementi di sicurezza, ai fini della prevenzione dei Reati (rintracciabilità ed evidenziabilità delle Operazioni Sensibili) e, nel contempo, consentire comunque la gestione efficiente dell’attività aziendale.
Si intende per “delega” quell’atto interno di attribuzione di funzioni e compiti, riflesso nel sistema di comunicazioni organizzative. Si intende per “procura” il negozio giuridico unilaterale con cui GiVi attribuisce poteri di rappresentanza nei confronti di terzi. Ai titolari di una funzione aziendale che necessitano, per lo svolgimento dei loro incarichi, di poteri di rappresentanza, viene conferita una “procura generale” funzionale di estensione adeguata e coerente con le funzioni ed i poteri di gestione attribuiti al titolare attraverso la delega.
I requisiti essenziali del sistema di deleghe, ai fini di una efficace prevenzione dei Reati sono i seguenti:
• tutti coloro (compresi soggetti terzi con i quali la società intrattiene rapporti contrattuali) che intrattengono per conto di GiVi rapporti con la Pubblica Amministrazione devono essere dotati di delega formale in tale senso;
• le deleghe devono coniugare ciascun potere di gestione alla relativa responsabilità e ad una posizione adeguata nell’organigramma ed essere aggiornate in conseguenza dei mutamenti organizzativi;
• ciascuna delega deve definire in modo specifico ed inequivoco i poteri del delegato e il soggetto (organo ed individuo) a cui il delegato riporta gerarchicamente;
• i poteri gestionali assegnati con le deleghe e la loro attuazione devono essere coerenti con gli obiettivi aziendali;
• le “procure generali funzionali” sono conferite esclusivamente a soggetti dotati di delega interna o di specifico contratto di incarico che descriva i relativi poteri di gestione e, ove necessario, sono accompagnati da apposita comunicazione che fissi l’estensione dei poteri di rappresentanza ed eventualmente limiti di spesa numerici, richiamando comunque i vincoli posti dai processi di approvazione del budget.
L’Organo di Vigilanza deve verificare periodicamente, con il supporto delle altre funzioni competenti, il sistema di deleghe e procure in vigore e della loro coerenza con tutto il sistema delle comunicazioni organizzative, raccomandando eventuali modifiche nel caso in cui il potere di gestione e/o la qualifica non corrisponda ai poteri di rappresentanza conferiti al procuratore o via siano altre anomalie.